DA GOLA PROFONDA A LOVELACE

Ieri sera approfittando della festa del cinema, ovvero dell’opportunità di gustarsi la grande sala cinematografica a 3 euro, ho dirottato dopo il lavoro la mia macchina verso un cinema dove mi sono esiliata intimamente con un sacchetto colmo di odorosi popcorn. In incognita in una sala buia, nessuno mi avrà beccata trasgredire la dieta che ostento con gran clamore!

Il film scelto era fresco, fresco d’uscita: Lovelace, la pellicola sull’attrice protagonista di Gola Profonda, Linda Lovelace.

UnknownFilm icona nella storia della pornografia, citato e conosciuto da tutti pur magari non avendolo neanche visto, Gola Profonda fu una vera rivoluzione per il genere cinematografico perché il primo film hard ad avere una trama (una donna che scopre di avere il clitoride in gola), il primo ad aver aperto le porte al porno-chic ed il primo ad aver avuto un pubblico non di nicchia (gli incassi al botteghino sono paragonabili ai successi di E.T. e Titanic).

Il film dei due registi premio Oscar, Rob Epstein e Jeffrey Friedman, invece di erotico non ha nulla. Lovelace porta alla luce come dietro l’immagine di emancipazione sessuale rappresentata dalla protagonista del film cult, in realtà ci fosse una delle tante vittime dei tabù puritani e della violenza contro le donne.

“Quando guardate Gola profonda, state assistendo a uno stupro di cui sono la vittima. È un crimine che il film continua a mostrare: c’era una pistola puntata contro la mia testa per tutto il tempo” Così confessò l’attrice anni dopo nella sua autobiografia, “Ordel”, in cui raccontava gli abusi fisici che subì dal marito Chuck Traynor. Utilizzata come merce per coprire i debiti da lui accumulati, fu proprio il marito ad introdurla nel mondo della pornografia e successivamente a commercializzare sue prestazioni rese celebri nel film.

images-2Non sorprende quindi che uscita da questo incubo Linda Lovelace, al secolo Linda Susan Boreman, si sia schierata con le femministe contro la pornografia.

Il film presentato al Sundance Festival ed al Festival di Berlino, é strutturato in due parti: una che racconta il personaggio Linda Lovelace e l’altra che svela la donna Linda Susan Boreman.

Il film senza troppe pretese artistiche, scorre fluido e sicuramente offre interessanti spunti di riflessione.

Il corpo femminile censurato e represso dalla cultura puritana cade facilmente vittima di chi lo abusa e mercifica perché non educato alla consapevolezza del suo valore, e voi che mi seguite sapete quanto questa tematica mi stia a cuore.

…però quello che non avrei dovuto farvi sapere e che forse un po’ di valore me lo avrà fatto perdere ai vostri occhi, é che mi nascondo in una sala cinematografica, abbracciando il primo pretesto plausibile, per abbuffarmi di popcorn!

 

 

 

 

Condividi

Lascia il tuo commento